martedì 2 ottobre 2018

Intervista a Monica Valentini



Ciao Monica e grazie mille per il tuo tempo.

1 Raccontaci qualcosa di te e di come è nata la tua passione per la scrittura.

Ciao a tutti e grazie per la vostra ospitalità in questo spazio! Dunque, inizio col dire che il mio nome completo è Monica Maria Giovanna Lucrezia (M.G.L.) Valentini, che qualcuno potrebbe scambiare per uno pseudonimo ma non lo è. Ho iniziato a scrivere già alle elementari, mi piaceva inventare storie e da allora non ho più smesso. Per me scrivere è la molla che mi fa alzare ogni mattina con la consapevolezza che potrò riportare nero su bianco i miei sogni.


2 Quali sono le tue letture del cuore?

Tante, ma una in particolare è stampata a fuoco: Shōgun.


3 Ci sono autori o autrici che ti hanno trasmesso quel qualcosa in più e ti hanno ispirata?

Assolutamente sì! In primis Dumas, che lessi alle elementari e che mi affascinò con “I tre moschettieri”; quindi Austin, Salgari, Mahler, Clavell, Follett, Fusero, Bellonci, Machiavelli e tanti altri.


4 Cosa pensi del self publishing e dell’editoria?

Devo proprio dirlo? Partiamo dall’editoria. Ho fatto esperienza con un editore tedesco alcuni anni fa e il risultato non è stato soddisfacente, in quanto ero io stessa a dover pubblicizzare il mio libro mentre lui non faceva nulla o quasi. Ergo, dopo aver ascoltato le lamentele di altri colleghi che avevano pubblicato con altri editori, ho messo una pietra sopra all’editoria. Con il self ho un rapporto di odio-amore. Amore perché mi consente di poter pubblicare i miei romanzi che altrimenti sarebbero rimasti nel cassetto a vita; odio perché il self permette di pubblicare di tutto senza alcun controllo.


5 Come è nata la tua passione per i romanzi d’amore?

A essere sincera non ne leggo. Ci provo con i romanzi attuali, ma dopo poche pagine chiudo. Quando ero piccola leggevo gli harmony che comprava mia madre (passaggio comune a molte donne). Sono un’autrice anomala di romance, che legge saggi storici e biografie!


6 Parlaci un po’ dei tuoi romanzi.

Sono per la maggior parte romanzi storici, fatta eccezione per le due biografie che riguardano la vita di Cesare Borgia (Il condottiero) e di Manfredi di Svevia (Principe delle tenebre) che ho un po’ romanzato per renderle più accessibili a chi legge, ma che comunque sono biografie documentate. La saga dei Roccagelata (Agemina, Figli del peccato e I cavalieri del Principe Nero) invece, con le vicissitudini della famiglia omonima, attraversa uno spaccato di storia medievale sia italiana sia anglo-francese, mentre “Il mercenario e la virago” ha solo l’ambientazione storica e, di conseguenza, è il classico romance. L’unico romanzo che non rientra in questo filone, è il primo che ho scritto, Cristalli, un dark.


7 Sei affezionata/o a uno di questi in particolare?

A tutti, ma se proprio devo essere onesta, credo che “I cavalieri del Principe Nero” sia il mio preferito, quello che, a parte le due biografie, mi ha impegnato tantissimo nello studio perché racconta l’inizio della guerra dei cento anni ed esalta la figura di Edoardo, il Principe Nero.


8 Quali sono i tuoi hobby oltre la lettura e la scrittura?

Oddio, devo stilare la lista della spesa! Ne elenco solo alcuni: tiro con l’arco, disegnare, guardare documentari, seguire la Formula 1 e il baseball e, di tanto in tanto, litigare con la mia migliore amica quando correggiamo un romanzo!


9 Che cosa desideri per il futuro?

La serenità.


10 Cosa significa per te partecipare al primo Festival del Romance italiano?

Arricchire il mio bagaglio di esperienze conoscendo altri 
autori e, soprattutto, poter conoscere i miei lettori e parlare con loro.

Grazie mille, è stato un vero piacere intervistarti.

Daniela,
Semplicemente Amiche


1 commento:

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